Un interrogativo teologico

Un interrogativo teologico vecchio come il mondo, preso a prestito da Geremia:

“Tu sei troppo giusto, Signore,
perché io possa discutere con te;
ma vorrei solo rivolgerti una parola sulla giustizia.
Perché le cose degli empi prosperano?
Perché tutti i traditori sono tranquilli?
2 Tu li hai piantati ed essi hanno messo radici,
crescono e producono frutto;
tu sei vicino alla loro bocca,
ma lontano dai loro cuori.
3 Ma tu, Signore, mi conosci, mi vedi,
tu provi che il mio cuore è con te.
Strappali via come pecore per il macello,
riservali per il giorno dell’uccisione.
4 Fino a quando sarà in lutto la terra
e seccherà tutta l’erba dei campi?
Per la malvagità dei suoi abitanti
le fiere e gli uccelli periscono,
poiché essi dicono: «Dio non vede i nostri passi»”. (Ger 11, 1-4)

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Ultimo articolo viaggio in Ruanda

Ormai siamo tutti – Valentin, Chiara ed io – tornati alle nostre rispettive case, chi con più, chi con meno bagagli. Valentin e Chiara hanno sicuramente resi felici tanti “expat” con i prodotti che hanno portato dal Ruanda, tra farina di manioca, frutta esotica, regali ecc.
Gli ultimi giorni a Kigali sono stati ancora pieni di incontri. Amici che ci volevano salutare prima della partenza, compere, ringraziamenti,…
Lunedì sono stato con Jean Baptiste e sua cugina Rose alla Chiesa memoriale di Nyamata (immagini) dove sono stati uccisi in modo atroce migliaia di persone. Si è deciso di lasciare la chiesa intatta, com’è rimasta dopo il Genocidio e di costruire una nuova chiesa vicina. Nel memoriale sono conservati i vestiti delle vittime, ritrovati nelle fossi comuni. Portano ancora la testimonianza delle atrocità: si vedono i tagli delle machete, i manici legati, vestitini di bambini,… Le tracce di sangue sono state eliminate dal tempo… L’altare, il tabernacolo, le vetrate: tutto rotto. I buchi nella soffitta di latta da dove hanno sparato sulla gente che si era rifugiato nel luogo sacro. Il cemento spazzato via dalle granate buttate in mezzo alla folla in trappola. Le due fossi comuni che non bastano più per dare un ultimo riposo ai resti umani che si continuano a scoprire nei dintorni, anche su indicazione di qualche carnefice che dopo 25 anni decide di raccontare… le bare stipate nella chiesa in attesa di aprire un nuovo sacrario…

L’ingresso al memoriale con la chiesa di Nyamata e le tombe

Le casse che contengono i resti delle pessone uccise nella Chiesa e nei dintorni

C’è anche la tomba di Antonia Locatelli, una volontaria italiana di Bergamo, uccisa il 9 marzo 1992 dopo aver denunciato quello stesso giorno su Radio France Internationale e sul BBC il ruolo del governo di allora nelle uccisioni che prendevano di mira i Tutsi nella zona di Bugesera (più di 500 vittime in una settimana).

La tomba di Antonia Locatelli che ha denunciato i massacri, pagando la sua denuncia con la vita

La zona malsana era abitata da Tutsi. Molti di loro vi erano stati deportati a partire dalla fine degli anni ’50 e in particolare nel 1963 dal nord del paese, in particolare nel territorio paludoso infestato dalle mosche tse tse che provocano la malattia del sonno, con l’intenzione di farli deperire. Sono però riusciti a bonificare e coltivare il terreno, che, non essendo mai stato coltivato, era molto fertile diventando così in qualche modo il granaio del paese.

La sera il vescovo, di ritorno da un intenso Simposio [giubilare – 50 anni dall’istituzione da parte di Paolo VI] delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam) a Kampala, ha invitato Jean Baptiste e me a cena in un bellissimo albergo. E’ stato un momento di grande amicizia e gioia.

Una bella bistecca alla provencale

Una bella bistecca alla provenzale

Bistecca con banane

Le immancabili banane per Jean Baptiste!

Anche a tavola si è continuato con i computer

Anche a tavola si è continuato con i computer 🤣

Il vescovo ci verrà a trovare a fine gennaio – inizio gennaio 2020 quando verrà in Europa per diversi incontri e faremo dei progetti per l’anno prossimo…

Ringrazio tutti voi per aver seguito le nostre vicende su questo blog e condiviso la nostra amicizia con il popolo ruandese. AMDG. Un caro saluto.

Il sorgere del sole dalle prime finestre dell'aereo mentre le altre cono ancora oscure

Il sorgere del sole dalle prime finestre dell’aereo mentre le altre sono ancora oscure

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Ritorno a Gisenyi e Nyundo

Tornato a Gisenyi abbiamo fatto ancora un giorno e mezzo di corso su WordPress e i servizi di Google. Pubblico qualche foto dell’albergo dove si svolgeva il corso. Purtroppo risentono molto dell’allarme Ebola nella vicina Goma: non c’erano quasi più turisti. A Kibuye, invece, ieri era tutto esaurito.

Giardinetto vicono alla terrazza del Kivu Peace View Hotel con vista sul lago Kivu

Giardinetto vicono alla terrazza del Kivu Peace View Hotel con vista sul lago Kivu. Sullo sfonto la montagna da dove durante la prima guerra mondiale i Tedeschi tenevano sotto scacco la città di Goma. Poi sono stati circondati e sconfitti dai Belgi.

La cisterna d'acqua di riserva dell'alberto
La cisterna d’acqua di riserva dell’alberto
Il ristorante dell'albergo Kivu Peace View Hotel
Il ristorante dell’albergo

Il corso è finito con un pranzo insieme in albergo. Una bella bistecca tenera tenera mi ha proprio gustato. Con le immancabili patatine fritte. Poi mi hanno accompagnato in città per incontrarmi con Jean Baptiste presso un’altra struttura della diocesi, le Centre d’Accueil Saint François-Xavier. Jean Baptiste si era incontrato con un sacerdote di Goma che l’ha aiutato moltissimo quando è scampato al Genocidio. Dopo i saluti ci siamo recati ad un centro culturale dei giovani, lì vicino, costruito da un sacerdote della diocesi, un certo Medard, che per anni ha lavorato nella curia romana e che al suo pensionamento ha voluto costruire questo centro in mezzo al verde: cappella, sala di riunioni (con palco per teatro, ma la domenica ci si celebra anche la messa perché mancano gli spazi nelle parrocchie) e biblioteca con piccolo Internet Caffé (purtroppo i computer che erano stati portati da una nostra carissima amica comune dal Belgio, sono stati rubati l’anno scorso e ora ce ne sono solo 7). Nel giardino un gruppo di giovani stava facendo delle prove di canto con delle voci splendidi.

Il giardino interno del Centre d’Accueil Saint François-Xavier

La cappella del Centre d’Accueil Saint François-Xavier

La cappella del Centro Culturale per i giovani

In seguito siamo andati a Kigufi, a pochi chilometri da Gisenyi, passando oltre i famoso birrificio “Brasserie et Limonaderie du Rwanda” e vicino alle acque termali dov’ero stato qualche settimana prima con Chiara e Valentin. Le suore benedettine ci hanno una casa di accoglienza. L’hanno ereditato da un colono quando ha lasciato il paese. Insieme all’altra casa colono lì vicino, dove abita il vescovo emerito Alexis, erano le uniche abitazioni in riva al lago. Ci abitavano solo i bianchi perché la popolazione del luogo aveva paura visto che c’erano gli spiriti. La credenza era dovuta ad alcune disgrazie che erano successe in quelle zone: una mamma che lavorava la terra e aveva poggiato il bambino per terra, l’avevo ritrovato senza vita, ma non riscontrando segno alcuno di ferita o altro che potrebbe spiegare il decesso. Un uomo che era stanco dal lavoro si era coricato per dormire e non se era più svegliato. Dopo che i bianchi hanno cominciato a vivere in quella zona, la paura è diminuita. Oggi l’accaduto si spiega con un probabile avvelenamento per le esalazioni vulcaniche, visto la presenza anche delle acque termali.

Jean Baptiste era ospite delle suore quando è iniziato il Genocidio e per miracolo è riuscito a salvarsi, nascondendosi nella soffitta e poi scappando dopo un paio di settimane in piroga verso Goma.

La casa di accoglienza della suore benedettine dove Jean Baptiste era al momento che è iniziato il Genocidio

Durante la nostra visita alle suore Benedettine Jean Baptiste ha incontrato un suo ex-alunno del seminario minore, Dominique, che l’aveva cercato per anni. Ora è ingegnere, abita nella capitale e lavora per una ditta che costruisce le strade in Ruanda. Era in vacanza con moglie e tre figli dai 6 agli 11 anni. Ci siamo messi nel giardino e hanno raccontato le storie degli anni al seminario minore con risate e bei ricordi. Quando stavamo per partire, ci ha chiesto quando lasciavamo Nyundo e, saputo che l’indomani saremmo andati a Kigali, ci ha offerto un passaggio.

Jean Baptiste con i bambini
Jean Baptiste con i bambini di Dominique

Domenica mattina Jean Baptiste ha celebrato la messa delle 7.00 in cattedrale. Ha fatto un bella predica, tanto che la chiesa, stracolma di gente (come ogni domenica), ha applaudito.

Quando stavamo per partire con Dominique, abbiamo visto una macchina che aveva rotto il muretto davanti alla cattedrale ed era andata a finire verticalmente con il muso per terra. L’autista, neopatentato che usciva per la seconda volta con una Toyota Rav4, cambio automatico, aveva scambiato la marcia indietro con quella in avanti con le conseguenze che si vedono sulle foto. L’autista era illeso. Non abbiamo aspettato i lavori di recupero…

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In campagna e sul lago Kivu

Martedì siamo stati con Valentin in campagna nel villaggio di Nyamasheke e abbiamo incontrato famigliari e conoscenti e tanti bambini. Pubblico qualche foto.

Giochi fatti in casa
Una casa in campagna, una videochiamata con tutti

Ieri invece siamo partiti da Nyamasheke per Kigali e mi hanno lasciato a Kibuye dove abbiamo incontrato Jean Baptiste che ci ha fatto fare un bellissimo giro in barca sul lago Kivu in mezzo alle isole. Abbiamo anche incontrato delle scimmie su un’isola.

In riva al lago ai piedi di Home Saint Jean – Kibuye
Godendo dello spettacolo della natura
I due fratelli
L’amico di Chiara, goloso di banane che sbuccia per mangiare solo l’interno
Incrociamo una piccola piroga con pagaia

Tornati dalla campagna e dal lago

Una bicicletta da trasporto moderatamente accessoriata

Sulla strada, in discesa, fa a gara con i camion…
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Dal nonno materno di Valentin

Martedì 23 luglio. La mattina inizia presto. Alle 7.00 mi incontro con il marito della signora che gestisce l’ostello dove alloggiamo. Ha fatto informatica, si occupa della contabilità della struttura e dopo un breve scambio nei giorni scorsi sull’informatizzazione della contabilità, facciamo ora un un corso intensivo sulla costruzione di un sito per la struttura dove alloggiamo: la scelta e la registrazione di un dominio, i servizi da acquistare (hosting, email), l’installazione di una piattaforma per la gestione dei contenuti (CMS, WordPress), la creazione dei contenuti, la personalizzazione della grafica.
Dopo una colazione come si deve (con pane, una focaccia tipica di qua, cipolla, pomodori, avocado, caffè,…), partiamo per il villaggio dove vive il nonno materno di Valentin. Per strada ci fermiamo a comprare delle bibite gasate per l’incontro, altrimenti ci offriranno succo di banana (se ho capito bene si tratta di birra di banana). Il primo negozio dove ci fermiamo ha solo Coca-cola, il secondo ha solo Sprite. Nessuno ha Fanta. Allora Capitaine compra due cassette di bibite e per strada cambia una cassetta presso il magazzino centrale, in modo da avere un po’ di scelta. Dopo pochi chilometri lasciamo la strada asfaltata e imbocchiamo una strada sterrata in mezzo alle piantagioni di tè. Le distese sono una meraviglia per l’occhio. Ci fermiamo per fare delle fotografie. Incontriamo i lavoratori che stanno togliendo l’erbaccia tra le piante. Più tardi vediamo altri lavoratori che stanno raccogliendo le foglie e la sera li vediamo con i loro sacchi là dove ci sono le tettoie: fanno i conti della giornata. Pesano quanto raccolto. Sono pagati a cottimo. Un camion carica le foglie per portarle alla fabbrica.


Dopo un bel po di strada, a tratti molto dissestata con buchi, pietre e ponticelli in legno e dopo aver incontrato per strada bambini che raccoglievano la legna e anche qualche conoscente, arriviamo finalmente nel villaggio.

I bambini che raccolgono la legna

I bambini che raccolgono la legna

Stiamo subito al centro dell’attenzione, se non altro per il colore della nostra pelle. Soprattutto i bambini ci guardano, ma rimangono incuriositi e un po’ impauriti ad una distanza di sicurezza.
L’accoglienza è calorosa. Sono nove anni che Valentin è partito. E’ il primo dei fratelli a tornare e visitare i parenti. La visita precedente di una della sue sorelle risale a quindici anni fa ed era a Nairobi…
Entriamo nella casa semplice. Chiara e Valentin vanno a vedere la mucca e l’orto. Una dopo l’altra entrano le zie e altri parenti, ma anche i vicini si sono auto-invitati. Ovviamente non sono in grado a distinguere chi è parente e chi è vicino.


Io cerco di cavarmela con il francese, ma solo qualche anziano capisce qualcosa. La gioia è palpabile. Capitaine chiama via WhatsApp i parenti a Bruxelles e si avviano una serie di videochiamate. Per qualcuno è la prima volta che vedono queste meraviglie tecnologiche. Anche Valentin chiama le sorelle e altri incuriositi si avvicinano e seguono la conversazione.
Capitaine e il nonno in videochiamata con Bruxelles

Capitaine e il nonno in videochiamata con Bruxelles

Capitaine e il nonno in videochiamata con Bruxelles

Valentin chiama la sorella in Belgio

Valentin chiama la sorella in Belgio

Altri incuriositi vengono a vedere la videochiamata

Altri incuriositi vengono a vedere la videochiamata

I bamini guardano la videochiamata
Ci offrono qualcosa da mangiare. La porta viene chiusa “per rispetto degli ospiti”: qualcuno del villaggio è venuto perché ha saputo che si mangiava. Quando c’è una festa bisogna sempre calcolare il triplo di persone rispetto agli invitati. L’avevo già notato in occasione delle ordinazioni delle settimane scorse.

Chiara con la nipote più piccola di 3 mesi

Chiara con la nipote più piccola di 3 mesi

Esco a giocare con i bambini che pian piano familiarizzano. Faccio un po’ di scena muovendo le orecchie, facendo le mosse con il “filo invisibile” e muovendo i due occhi verso l’interno. Mi sento un po’ pagliaccio. Chiara distribuisce caramelle e lecca lecca. Dobbiamo insegnare che si toglie la carta… si aggiungono anche alcuni adolescenti per vedere lo spettacolo. Qualcuno è audace e si mette accanto a me per fare una foto. Gli metto il braccio sopra le spalle. Il giaccio è rotto. Inizia una sessione fotografica alla quale si aggiungono anche gli adulti. Alla fine sembra che quasi tutto il villaggio si sia riunto dal nonno di Valentin.

Le foto con Chiara

Sessione fotografica con Chiara

Quando partiamo sono in tanti a salutarci. Non riesco ancora bene a distinguere i parenti, ma saluto le persone che ho visto mettersi sulla foto di famiglia. Partiamo per andare a vedere la scuola di Valentin.
La scuola è rimasta la stessa. Qualche indirizzo è cambiato pare che non ci sia più lo scientifico. Visto che c’è anche l’agricolo, annesso alla scuola c’è una fattoria e un orto molto grande, sia per provvedere all’alimentazione – gli alunni sono interni – sia per l’indirizzo di studio. Troviamo il prof di educazione fisica e il direttore degli studi che si ricordano di Valentin. Sono rimasti anche in contatto su Facebook. Visto il suo debole per gli animali, Chiara vuole visitare le stalle. Ci sono i maiali e i maialini, le pecore, le capre, le galline, le mucche, ecc.
Partiamo per Cyangugu. Andiamo a trovare la signora grazie alla quale Valentin è potuto entrare nella scuola che ha frequentato (lo avevano mandato ad un istituto molto più lontano e non della stessa qualità), ma prima del buio vediamo ancora il lago e andiamo fino alla frontiera con il Congo. Dall’altro lato del fiume a meno di 200 metri vediamo Bukavu.
La Signore ci accoglie calorosamente. E’ una donna sorridente e gioiosa. Facciamo conoscenza. E’ una cara amica della mamma di Valentin e ha conosciuto tutti i figli perché lavorava al comune vicino a casa solo. Ci chiede delle nostre impressioni sul paese. Arriva anche il marito che è medico ocullista. Ci racconta che fanno parte dell’Equipes Notre Dame. Hanno quattro figli. Ne conosciamo uno che ha appena finito la scuola secondaria e andrà a studiare ad Ottawa. Solo dopo vengo a sapere che vuole studiare informatica…
Siamo molto stanchi della giornata piena di incontri, emozioni, esperienze. Il nostro instancabile autista, Capitaine, ci riporta “a casa” a Nyamasheke. Deo gratias.

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Giornata dedicata ai parenti

Ieri è stata una giornata dedicata alla visita ai parenti di Valentin: zii, cugini, nonna… che hanno “accolti Chiara in famiglia”. Non ho molte foto, ma pubblico alcune foto dei giorni scorsi.

Parco nazionale Nyungwe

Esempi dell’ecosistema: piante parassitarie che crescono sugli alberi, anche alberi morti sono vitali per altre specie.

Il ponte negli alberi

Le scimmie lungo la strada

Le piantagioni di tè

Posto dove abbiamo mangiato domenica sera, in riva al lago

Le attività intorno al lago: spiaggia e pesca

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Kigali, Butare (Huye), Kitabi, Nyungwe, Nyamasheke

Chiara ha finito il suo stage giovedì. Come l’avevamo pensato, ora possiamo passare del tempo insieme con Valentin e suo fratello Capitaine per scoprire il paese e visitare i loro parenti. Ma prima di partire abbiamo ancora visitato, insieme ad un’amica burundese di Chiara che era di passaggio a Kigali, il Memoriale del Genocidio. C’ero già stato qualche giorno fa, ma anche la seconda volta lascia un profondo senso di silenzio e l’interrogativo sulla cattiveria umana… Il pomeriggio di sabato, dopo un pranzo a buffet per 2.00€ a testa, ci siamo fatti portare ad una galleria di arte contemporanea ruandese, Inema, fondata da due fratelli di una famiglia di cinque figli. Anche gli altri fratelli sono artisti. Spero che Chiara pubblichi qualche foto che ha fatto all’interno della galleria. Io ne ho fatto alcune fuori. 

Accanto ad un maggiolino “recuperato”

Felicemente su una panchina nel giardino della galleria d'arte Inema

Felicemente su una panchina nel giardino della galleria d’arte Inema

Anche dopo la loro dismissione le moto possono ancora “servire”

Ieri siamo partiti in tarda mattinata in direzione sud-ovest per andare nella parte del paese dove Valentin ha passato la sua gioventù. Come negli altri viaggi, anche questa volta le strade erano pieno di curve. A Butare, nel distretto Huye, abbiamo visitato uno dei sei musei del paese, il Museo Etnografico del Ruanda, regalo del re belga Baldovino (anni ’80) e nel frattempo ingrandito. Si racconta la geografia, la lingua, la storia, la cultura del paese con molti artefatti esposti in modo ordinato, chiaro e con didascalie in tre lingue: kinyarwanda, francese e inglese. All’interno e nel giardino c’è una ricostruzione della capanna reale, autentica opera d’arte che le foto non possono rendere (anche per il profumo particolare dei materiali vegetali secchi utilizzati nella costruzione).

La capanna del Re. Valentin e Chiara si sono messi in posa là dove prendevano posto il re e la regina. Accanto il fratello di Valentin, Capitaine.

Abbiamo pernottato nella casa delle suore francescane a Kitabi. La congregazione è stata fondata a Brakel in Belgio. Attualmente hanno tante case in Ruanda e tante vocazioni. Le suore hanno del terreno che coltivano con l’aiuto di tre dipendenti e gestiscono una casa di accoglienza per bambini diversamente abili. L’inclusione è ancora un discorso a venire nel paese. Di solito le famiglie tengono questi bambini in casa.

Al nostro arrivo le suore ci avevano preparato una cena molto ricca ed abbondante. Le camere erano semplici, essenziali, con bagno comune nel corridoio. La colazione con tante cose buone, tra cui anche gli avocado che si può spalmare sul pane.

Le suore sono partite per la messa dominicale e noi siamo partici per il parco nazionale di Nyungwe. L’ingresso per gli stranieri non è economico: 60 dollari a persona, mentre i cittadini ruandesi pagano circa 5 euro e gli studenti ruandesi 3.5 euro, ma anche questo fa parte del contributo che possiamo dare allo sviluppo del paese. Sul piazzale del centro di accoglienza del parco erano depositati grosse ruote con fibra ottica. Entrando nel parco abbiamo visto scavato lungo la strada il fossato per la deposizione del cavo. I lavori sono più o meno a metà. Ci colpiva anche la presenza dei soldati lungo la strada quasi ogni 300-500 metri. E’ una misura di sicurezza per contrastare le bande di banditi e ribelli che sono una minaccia non solo per la popolazione, ma anche per il turismo nella regio. Il portaparola dei ribelli è stato arrestato e processato di recente. 

I grossi rotoli con cavo ottico "Made in Cina"

I grossi rotoli con cavo ottico “Made in Cina”

Il percorso di due ore nel parco che passa sul ponte sospeso sopra le cime degli alberi era spettacolare. Abbiamo visto le scimmie mangiare negli alberi. Il parco naturale è una foresta primordiale con alberi secolari. Si riduce l’intervento umano al minimo per non disturbare l’ecosistema. Tutti gli alberi sono indigeni con radici profonde, ma lenti nella crescita e perciò economicamente non redditizi, ma ecologicamente determinanti per la conservazione del suolo. Più del 70% delle riserve di acqua del paese proviene dalla foresta di Nyungwe che funziona come una spugna. A secondo da dove cade la pioggia, l’acqua finisce nel fiume Congo (Ovest) e dunque nell’Atlantico oppure nel Nilo (Est) e dunque nel Mediterraneo. La conservazione della foresta e la protezione contro braconieri, il taglio di legname, il furto di terreno per la pastorizia è dunque di primaria importanza non solo per il territorio stesso, ma per il resto del paese e per una parte del continente africano stesso. 

La pioggia che cade nella parte est della foresta finisce nel Nilo, quella che cade ad ovest nel Congo

La foresta del parco nazionale di Nyungwe

La foresta del parco nazionale di Nyungwe

Dopo la nostra visita ci siamo diretti verso Nyamusheke, zona natale di Valentin. Lungo la strada, sempre nella foresta, abbiamo visto diversi gruppi di scimmie, anche mamme con piccole. Di colpo usciti dalla foresta, ci siamo trovati nelle distese di tè. Proseguendo, già prima di raggiungere il suo villaggio abbiamo incrociato conoscenti lungo la strada e mentre c’eravamo fermati, è passato un suo compagno di scuola. Con crescente meraviglia e spiegato da suo fratello, costatava quanto in questi nuovi anni il posto dove ha passato la sua gioventù è cambiato. In alcune parti i piccoli negozi hanno dovuto fare spazio ad una strada ampia e comoda. La sua casa paterna è stata completamente trasformata. Dove prima c’erano bananiere e campi, ora si trova incluso tra il palazzo comunale costruito due anni fa e il nuovo centro di salute. Rivedere il vecchio serviente della famiglia era commovente. 

Visto che non avevamo ancora fatto pranzo, Capitaine ci ha portato ad un ristorante in riva al lago percorrendo una strada che non avremmo mai trovato. E’ un posto dove prima veniva solo i bianchi. Ora c’erano alcune famiglie del posto e alcuni congolesi che si stavano godendo la domenica. Qualcuno faceva anche il bagno. Abbiamo mangiato in quattro: due pesci del lago, patatine fritte e una specie di arrosticini, il tutto per la modica somma di circa 27.00 €!  

Domani seguiranno altre fotografie.

 

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Corso intensivo

Lunedì e martedì ho fatto un corso intensivo per alcuni sacerdoti in merito alla gestione di un sito web. Il primo giorno è stato dedicato alla registrazione dei nomi di dominio, al hosting di un sito e ad alcuni accenni al linguaggio html (e css). Condivido con voi le diapositive che avevo preparato il giorno precedente.

Il secondo giorno è stato dedicato alla piattaforma WordPress: che cos’è, come si utilizza, la gestione e l’installazione. Strada facendo abbiamo fatto delle escursioni su altri servizi e prodotti in seguito ad alcune questioni concrete come, per esempio, la necessità di ridurre il peso (la grandezza) delle foto fatte con il cellulare per renderli adatti alla pubblicazione su un sito. Anche qui avevo preparato una presentazione per orientare l’incontro.

Ieri sono partito presto da Nyundo. Il vescovo aveva degli incontri nella capitale e mi ha offerto un passaggio. Lungo la strada si vedeva la gente che andava al mercato con la merce in testa, sulla bicicletta o nei sacchi: prodotti agricoli, legna,… In base alla direzione del cammino si capiva se ci si stava avvicinando ad un centro abitato più grande (con mercato) o se ci si stava allontanando. La strada tra Nyundo e Ruhengeri è scorrevole. Arrivati a Ruhengeri c’era un piccolo intoppo e nella seconda parte del viaggio il panorama e la geologia cambia completamente con molte curve, salite e discese ed in alcuni punti una vista panoramica sulle montagne.

Merce di tutti i tipi trasportati non solo a piedi

Merce di tutti i tipi trasportati non solo a piedi

Gruppi di persone in cammino lungo la strada verso il mercato

Gruppi di persone in cammino lungo la strada verso il mercato

Gruppi di persone in cammino lungo la strada verso il mercato

A Kigali ho incontrato il mio carissimo amico, trait-d’union con Nyundo, Jean Baptiste, sacerdote che ho conosciuto quando lavoravo ad Hasselt in Belgio negli anni 1996-2000. Le distanze si sono allungate, ma l’amicizia è rimasta. Mi aveva diverse volte invitato in Ruanda e amici comuni erano già venuti. Questa volta Chiara è stata catalizzatore ed eccoci qui.
Mi ha presentato sua cugina, Rose, di cui avevo già sentito parlare molto. Insieme sono sopravvissuti al genocidio, gli unici della loro famiglia. Dopo una seconda colazione / merenda, siamo andati al Memoriale per il Genocidio. Nelle successive sale didattiche sono spiegate le origini del pensiero “razzista”, la preparazione del genocidio, la perpetrazione, le conseguenze e la situazione attuale, non dimenticando altri genocidi avvenuti in Namibia, Cambogia, Germania, nei Balcani… Sono stati i colonizzatori tedeschi prima e i Belgi dopo che hanno “creato” la divisione razzista tra Hutu e Tutsi sulla scia degli studi antropologici ed etnologici dell’800. In realtà il Ruanda era un’unico regno con un’unica cultura e lingua, ma diverse classi sociali: La presenza straniera ha trasformato le classe sociali in differenze razziali, introducendo la distinzione in base al possesso di vacche (più di 10 = Tutsi; meno di 10 = Hutu) e ha impostato la propria politica coloniale su questa distinzione. L’appartenenza etnica era anche scritta sulla carta d’identità e questo ha in seguito facilitato il lavoro degli assassini durante il genocidio. Già alla fine degli anni ’50, prima dell’indipendenza del ’62, il potere Hutu aveva fatto delle vittime. La violenza contro i Tutsi è continuato dopo l’indipendenza (’63, ’67, ’73). Sotto il governo di Habyarimana le persecuzioni contuavano, sostenute anche da una propaganda della carta stampata e, soprattutto dalla radio. Si erano create anche delle milizie, Interahamwe, con la chiara intenzione di eliminare i Tutsi. I Tutsi fuggiti in Uganda hanno creato il Fronte Patriottico Ruandese (FPR) e agli inizi degli anni ’90 sembrava che si era arrivati a degli accordi, in Aruscia, Tanzania. L’assasinio di Habyarimana il 6 aprile 1994 e i radiomessaggi hanno dato inizio al genocidio che è durato 100 giorni e ha costato la vita a circa un milione di ruandesi (su una popolazione di 7 milioni).

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Week-end a Gisenyi

  Questo fine settimana siamo venuti à trovare il pater a Gisenyi, régione dell’ovest del Rwanda, al confine col Congo.

Già dal tragitto (4 ore di curve e salite) sul mini bus I paesaggi e l’atmosfera cambiano rispetto alla capitale. Le colline lasciano posto alle montagne e ai vulcani in lontananza.

Il venerdi sera abbiamo cenato col vescovo ed I preti, ormai sono abituata ad essere sola in mezzo agli uomini 😂. Molte risate, molto alcool e molti discorsi!

Sabato siamo riusciti a svincolarci dall’ invito del vescovo per andare ad assistere all’ordinazione dei nuovi sacerdoti e ci siamo goduti a pieno questa splendida regione.

Prima abbiamo fatto un giro a Nyundo, all’interno del territorio dell’episcopio, che sembra un piccolo ecosistema isolato, tutto verde e circondato dalle colline. Dei bambini giocavano con degli aquiloni costruiti con dei teli di plastica, altri trasportavano delle canne da zucchero… Valentin ne ha approfittato per conmprarne una per la modica cifra di 25 centesimi, ne abbiamo mangiato (o meglio succhiato), un quarto, il resto lo abbiamo regalato ai bambini.

Poi abbiamo raggiunto alcuni amici conosciuti a Kigali che per caso si trovavano anche loro qui per il finesettimana e ci siamo parcheggiati in un bar sul lago, dove Valentin ha mangiato il miglior pesce arrosto della sua vita (e menomale che era buono perché ci hanno messo quasi 2 ore a préparare). Io rimango fedele ai miei adorati spiedini di manzo. In tutto, con le bevande incluse abbiamo speso meno di 10euro per tutti e due!

Poi il cielo ci ha regalato un tramonto spettacolare, avevamo troppa voglia di buttarci nel lago arancione, ma non avevamo il costume, quindi ci siamo accontentati di bagnarci I piedi.

Qui in Rwanda alle 18 tramonta il sole ed é subito buio pesto, quindi comincia la festa ! Tutti ballano senza farsi problemi, si incontrano nuove persone e si fanno nuove amicizie con una facilità estrema, complice anche l’alcool, che scorre a fiumi non solo dai preti 😉.

Nonostante tutto Domenica siamo riusciti a svegliarci in tempo per andare alla messa d’elle 9. Qui ci sono 3 messe al giorno nella cattedrale, tutte strapiene. Mentre stavamo salendo la salita che porta in chiesa vediamo un enorme gruppo di bambini che circondano qualcosa… Era papà che li intratteneva con il suo trucchetto del filo invisibile.

Dopo la messa abbiamo preso un taxi moto fino alle sorgenti d’acqua calda… caldissima! La temperatura doveva aggirarsi intorno ai 60 gradi, grazie all’attività vulcanica sotto al lago. Gli abitanti locali ci si immergono per curare rumatismi ed altri mali, il segreto per non sentire che brucia è di rimanere immobili.

Poi giretto in barca con una guida locale e pranzo con pesce fresco che si compra dai pescatori locali e si fa preparare dai ristoranti intorno al lago per 3,5€. Si mangia rigorosamente con le mani e persino io, che detesto il pesce, ho apprezzato!

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Buona domenica

In questo giorno del Signore condivido con voi alcune registrazioni audio della celebrazione di ieri. I canti erano bellissimi. Ovviamente la registrazione risente del fatto che stavo in mezzo al pubblico.

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