Doppia ordinazione sacerdotale

Oggi c’era una doppia ordinazione sacerdotale nella parrocchia di Biruyi che si trova distante dalla strada asfaltata. Andandoci con il fuoristrada del vescovo ho potuto ammirare la natura bellissima, la cura dei campi, la gente lungo la strada con buchi, sassi, ponticelli fatti con tronchi di alberi…
La parrocchia si trova in un naturale anfiteatro. E’ sta costruita in basso rispetto alle colline circostanti da un sacerdote belga e non si capisce perché visto che questa posizione ha creati molti problemi. Il centro sanitario è stato spazzato via da uno smottamento con le forte piogge. I sacerdoti ruandesi, infatti, hanno poi costruito la canonica a 2 km dalla chiesa in una posizione più sicura.
La celebrazione si svolgeva all’aperto su un piazzale in basso e la gente sedeva ai lati. Dopo la liturgia della parola, al momento del rito dell’ordinazione è scoppiato a piovere molto forte, tanto che i bambini si sono dovuti riparare in una specie di stalla dietro l’altare… Normalmente non piove mai in questo periodo e perciò le ordinazioni si fanno sempre a luglio. Ma si vede che anche qui il cambiamento climatico si sta facendo sentire.
Come l’altra volta, dopo la liturgia c’erano i discorsi e poi la festa in una grande sala coperta. Mentre i sacerdoti si stavano cambiando, in attesa del pranzo, mi sono trovato circondato da bambini che mi guardavano incuriositi. Allora li ho un po’ intrattenuti con il filo invisibile, il suono con le mani, le orecchie che si muovono… mentre gli adulti stavano guardando a distanza.
Condivido con voi alcune immagini dei balli.

L’accoglienza del vescovo con canto e ballo da parte di un gruppo di donne e l’arrivo dei parrocchiano

La gente seduta intorno al piazzale a forma di un anfiteatro naturale.
Danza dei bambini
Tamburi prima della celabrazione
Danzatrici
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Vigilia onomastico

Il centro dove sono collocati i servizi diocesani

Il centro dove sono collocati i servizi diocesani

Il piazzale del centro dove sono collocati i servizi diocesani

Il piazzale del centro dove sono collocati i servizi diocesani

La notte scorsa (tra giovedì e venerdì) Chiara ha fatto permanenza in ospedale. E’ stato una notte impegnata con alcuni casi gravi. Dopo qualche ora di sonno è partita insieme a Valentin per venire a Nyundo. Hanno dovuto aspettare alla stazione degli autobus perché a causa del fine settimana i pulmini erano ancora più pieni del solito. Comunque lo Stato ha imposto per legge che non possono trasportare più passeggeri di quanti ci sono sedili. Questo fa che ci sono anche dei sedili pieghevoli nel corridoio che si aprono quando le sedie normali sono tutti riempiti. Tutti i pulmini sono della stessa marca (Toyota) e della stessa fattura. Sfrecciano sulle strade, si fermano nei villaggio e ripartono con una rapidità incredibile, spesso con le porte ancora aperte, come se già gli stessero aspettando alla prossima fermata. Quando si aprono le porte molte volte ci sono i bambini che vengono incuriositi o ci sono delle donne che aprono le finestre nella speranza di poter vendere qualcosa (frutta, mais,…).

Questo pomeriggio abbiamo fatto il punto del lavoro che ho portato avanti in questi giorni: l’analisi della presenza in rete della diocesi con il sito diocesano e tre siti delle strutture alberghiere di proprietà (per l’autofinanziamento) e qualche suggerimento per la contabilità. Ci siamo anche soffermati su alcuni problemi da risolvere con la posta elettronica. Lunedì e martedì faremo un corso intensivo sulla costruzione dei siti con la piattaforma WordPress. 

Domani e domenica è riposo. Domani il vescovo mi porta all’ordinazione di due altri sacerdoti in una parrocchia a circa un’ora da qui. Mi ha avvertito che una parte della strada, circa 7 km, non è asfaltata, è ancora “africana”. 

Chiara invece ha dato appuntamento con alcuni giovani che ha conosciuto a Kigali e che sono anche qui, a Gisenyi, per il fine settimana. Visiterà la città e potrà godersi il lago Kivu. 

Stasera abbiamo festeggiato insieme alla comunità e ai Sacerdoti del seminario minore la vigilia dell’onomastico del vescovo, Anacleto, e di un altro sacerdote, Eugène, responsabile del seminario minore. Nei discorsi ci hanno anche ringraziato per la nostra visita e quindo ho preso anch’io la parola per ringraziare dell’accoglienza e per tutto quello che in questi giorni ho potuto vivere e imparare: una diocesi molto dinamica con un vescovo che ha una visione e sta lavorando sodo per organizzare la diocesi, a servizio del popolo di Dio. Mi sento veramente accolto in una famiglia. 

La cena festosa preparata dalle suore

La cena festosa preparata dalle suore

I due festeggiati: a sinistra il vescovo Anacleto, a destra Eugène

Vi facciamo partecipe di della festa con il seguente canto spontaneo nella quale si ringrazia il Signore per i santi (Anacleto e Eugenio).

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La diocesi di Nyundo

E’ da qualche giorno che non ho scritto nulla, ma sto vivendo una esperienza unica nel cuore della diocesi di Nyundo. La diocesi è in forte cambiamento, in sintonia con la dinamicità che si respira in tutto il paese.
Il vescovo mi ha fatto conoscere alcune strutture della diocesi e sto riflettendo sulla dimensione digitale ed informatica nel lavoro di innovazione e nelle novità introdotte.
Il Ruanda ha nove diocesi. La Chiesa in Ruanda non ha finanziamenti statali, i sacerdoti sono pagati dalla diocesi, ma non esiste qualcosa come il sostentamento del clero. Perciò le diocesi cercano modi di autofinanziamento attraverso attività economiche.
Lasciando per ora da parte l’impegno della Chiesa nel settore della sanità e dell’istruzione, dal punto di vista pastorale, ogni diocesi è organizzata in Parrocchie che a loro volta constano di Centrali composti poi da Comunità Ecclesiali di Base. Questa organizzazione riflette la geografia del paese: mille colline con piccoli gruppi abitativi. Solo recentemente si stanno formando dei villaggi, anche sotto la spinta dello stato, ma con tutti i sacrifici che comporta per gli abitanti: devono fare più strada verso i loro campi, visto che l’economia per la maggior parte è agricola e non (ancora) meccanizzata (per gli alti costi).
Ogni Comunità Ecclesiale di Base è composto da 15-30 famiglie con un responsabile. Si riuniscono per la preghiera, per la catechesi e condividono la vita di ogni giorno con le sue gioie e i suoi dolori.
La parrocchia è quindi una unità pastorale molto ampia, sia territorialmente, sia per quanto riguarda la popolazione.
Visto che le parrocchie non hanno personalità giuridica, tutta l’amministrazione, anche economico-finanziaria, è responsabilità della diocesi.
Considerando che la Chiesa promuove delle attività economiche (cooperative, fattorie,…), è importante mettere in piedi un sistema di contabilità che per ora era presente solo a livello centrale (le strutture diocesane), ma deve essere ancora ulteriormente implementato a livello parrocchiale. L’intenzione è di installare un sistema contabile “distribuito” dove ogni parrocchia in tempo reale si prende cura della propria contabilità in un sistema che è monitorato centralmente.
Nei giorni scorsi ho studiato anche la presenza della Chiesa ruandese in rete. Quasi tutte le diocesi hanno un sito, ma spesso non è aggiornato o arricchito di informazioni. La diocesi di Nyundo ha un sito bilingue (kinyarwanda e francese) che non è di immediata navigazione: solo dopo aver conosciuto la diocesi riesco a capire le informazioni sul sito. Oltre il sito “istituzionale” ci sono altri tre siti dedicati alle strutture alberghiere di proprietà della diocesi pubblicizzate sul sito ufficiale: Kivu Peace View Hotel e Centre d’Accueil St-François-Xavier a Gisenyi e Home Saint Jean a Kibuye.
Oggi mi dovrei vedere con il segretario del vescovo per capire meglio la gestione dei siti della diocesi. Domani relazioniamo al vescovo sulle mie ricerche, analisi e riflessioni degli ultimi giorni.

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10 differenze tra il Rwanda e l’Europa

 

  Sono arrivata a Kigali, capitale del Rwanda da due settimane, che sono passate velocissime, come succede quando si sta bene. Sono venuta per fare un mese di tirocinio al pronto soccorso del più grande ospedale della capitale, ma anche per conoscere meglio il paese e la cultura del mio Valentin ❤️.

 

Per riassumervi la mia esperienza di questi giorni, vi propongo una serie di 10 cose che mi hanno colpito perché diverse dai paesi in cui ho abitato.

 

1. Le persone ti guardano. Se sei un umuzungu (bianco) ti fissano e addirittura si girano per continuare a guardarti quando ti superano. Non c’è quella sensazione di imbarazzo che proviamo in Europa quando vieni sorpreso a guardare qualcuno, anzi, mi è capitato di andare al mercato ed essere il centro dell’attenzione di tutti, con parecchie persone che non esitavano a esprimere commenti e pareri su di me (per fortuna solo complimenti 😉)

2. Gli umuboyi, che sono l’equivalente dei domestici. In generale ogni famiglia (tranne le più povere), ha un ragazzo o una ragazza che si occupa delle faccende di casa, dalla spesa alla cucina, dal bucato (fatto a mano) alla pulizia della casa. Abitano con la famiglia e ricevono una piccola paga mensile. La cosa che mi ha sorpreso è che nella maggior parte dei casi gli umuboyi che ho incontrato sono uomini, prova che le faccende domestiche non sono esclusività delle donne. Da noi c’è Jean Claude, un ragazzo davvero adorabile, gentilissimo, che lavora per il cognato di Valentin da 9 anni ormai!

3. Le strade sono sempre piene di persone, ad ogni ora del giorno e della notte! Anche le boutiques (che qui sono i negozietti che vendono un po’ di tutto) restano aperti fino a tardi, alcuni 24\24!

4. I trasporti: taxi moto dappertutto! Da qualche anno il governo ha imposto delle regole ferree per cercare di diminuire il tasso di incidenti stradali, come il casco obbligatorio per conducente e passeggero, la revisione annuale obbligatoria… Nonostante ciò prendere un taxi moto resta un rischio ! Noi li utilizziamo perché comodi ed economici (pago 0.50€ per una corsa di 3 km circa), ma solo per brevi distanze e di giorno.

5. Nonostante le difficoltà quotidiane che la maggior parte delle persone deve affrontare, il livello di stress è estremamente basso. Anche in ospedale, al pronto soccorso, medici ed infermieri sono più rilassati rispetto al Belgio, e sono estremamente più gentili e privi di giudizio di fronte ad uno studente che non sa rispondere ad una domanda. L’altra faccia della medaglia è che anche la nozione del tempo è relativa; arrivare in ritardo o aspettare qualcuno anche per ore, fa parte della cultura, è normale e sto cominciando ad abituarmici!

6. La pulizia delle strade è incredibile. C’è un rispetto immenso per gli spazi pubblici, da parte di tutti. L’ultimo sabato del mese c’è la giornata senza macchine, e tutti dedicano il loro tempo allo sport o al miglioramento/pulizia dello spazio pubblico. Kigali viene anche chiamata città giardino perché ci sono piante ed alberi ben tenuti dappertutto. E per finire non bisogna dimenticare che il Ruanda è stato il primo paese a bandire I sacchetti di plastica nel 2008!

7. Il cibo, per forza ! Qui è il regno del carboidrato! Che sia in casa, o in un ristorantino tipico (dove ci si può servire al buffet per 1-3€), spesso ci si ritrova nel piatto riso, banane verdi, patate, patate dolci (non quelle arancioni che si trovano da noi, sono banche e assomigliano curiosamente alle castagne arrosto)… accompagnate da fagioli, verdure, salsa al pomodoro e, a volte, carne. Una cosa tipica di qui sono gli spiedini di capra, che sono buonissimi e assomigliano vagamente agli arrosticini.

8. La gentilezza e spontaneità delle persone. Anche se i ruandesi in confronto ad altri popoli africani restano comunque riservati, non è raro che degli sconosciuti per strada ti salutino o facciano un po’ di conversazione (nessuno va di fretta, ricordate ?). E se vedono una umuzungu come me che spiccica qualche parola in kyniarwanda gli occhi si illuminano e cercano di continuare a parlarmi 😁.

9. La concezione di bellezza. C’è meno pressione dei canoni estetici occidentali, meno giudizio e più diversità. Capita spesso che degli sconosciuti facciano dei complimenti alle mie forme tondeggianti (come le donne al mercato), una cosa impensabile in Europa.

10. Il femminismo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, in Ruanda c’è un tipo di femminismo ancestrale, perché la donna ha sempre avuto un ruolo importante qui. Anche oggi, testando un po’ il terreno tra i più giovani, mi rendo conto che c’è molto meno maschilismo che da noi (per esempio nessun uomo a cui ho posto la domanda si sentirebbe in imbarazzo se sua moglie guadagnasse più di lui o avesse un posto di lavoro più prestigioso). Anche dal punto di vista della sessualità, mentre in altre popolazioni africane esiste la circoncisione femminile, una pratica orribile che annulla il piacere della donna, in Ruanda è il contrario… Non mi dilungo su questa tematica perché questo articolo è già abbastanza lungo, ma esistono dei documentari che spiegano le varie tradizioni.

 

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Festa a Kibingo

Ieri siamo partiti da Kibuye per Kibingo, un viaggio di 50 minuti lungo una strada asfaltata in perfetto stato, ma tortuosa e in salita e discesa. La prima parte costeggia il lago Kivu e si poteva notare un allevamento di pesce.
Arrivati sul posto, siamo saliti sulla collina per una strada appena sterrata facendo un’altro chilometro e mezzo per raggiungere la parrocchia in cima. Le parrocchie (24 nella diocesi) sono, contrariamente a quanto noi siamo abituati, grandi realtà pastorali. La più vecchia, quella di Nyundo, risale al 1901, fondata ancora dai tedeschi che avevano fatto tre parrocchie nel paese: una ad est, una al nord (Nyundo, appunto) e una al sud del paese, quasi a voler “includere” il territorio. Una parrocchia occupa un ampio territorio ed è formata da diverse “centrali”, a loro volta formati da comunità ecclesiali di base che sono guidate da catechisti. Solo se una comunità è abbastanza forte, organizzata e solida, si può valutare di farne una parrocchia. Nelle parrocchie ci sono diversi sacerdoti che vivono insieme e distribuiscono il lavoro pastorale sul territorio. La parrocchia di Kibingo conta circa 3000 credenti (persone che frequentano effettivamente la parrocchia), ma ho incontrato un sacerdote che vive in una parrocchia di 26.000 fedeli. Le eucaristie dominicali sono stracolmi, ma anche nei giorni feriali la gente viene a messa (venerdì mattina alle 6.15 la cattedrale era piena).
Tutto era pronto per la festa. C’era già tantissima gente seduta sui banchi di fronte alla grande tettoia con l’altare. Ai lati c’erano dei grandi gazebi, da una parte per gli ospiti (parenti, gente del villaggio di provenienze e da dove il diacono ha svolto il suo stage, autorità,…) e dall’altra per il coro.

Il gazebo con gli ospiti

Dietro l’altare sotto la copertura c’era posto per i tanti sacerdoti. Il tempo era clemente, le nuvole stemperavano i raggi del sole.
Al suo arrivo il vescovo è stato accolta dai tanti sacerdoti.

L’arrivo del vescovo nella parrocchia di Kibingo

I bambini erano già pronti per la processione, vestiti di giallo e di blu. C’era un servizio d’ordine che si chiamava “protocollo”. Un uomo mi ha accompagnato sotto la tenda degli ospiti da dove potevo seguire molto bene la cerimonia. La celebrazione è iniziata poco dopo le 10 con la processione d’ingresso.

Durante la celebrazione il vescovo ha ordinato un diacono e un sacerdote. Il neo-sacerdote è originario della parrocchia di Kibingo, del villaggio di Pumba. Questa era la prima di 10 ordinazioni sacerdotali in diocesi quest’estate. Il 15 maggio tutti i neo-sacerdoti, insieme ai giovani e ai fedeli della parrocchia (24.000 persone) faranno un pellegrinaggio al santuario diocesano di Nostra Signora dei Poveri.
La parrocchia di Kibingo ha avuto tra i suoi figli diversi sacerdoti, tra cui anche don Jean-Marie, il segretario e cerimoniere del vescovo.

La cerimonia si è svolta secondo il rituale con l’ordinazione sacerdotale dopo la proclamazione del vangelo: la presentazione del candidato con l’intervento del Rettore del seminario, l’omelia del vescovo, l’impegno del candidato eletto, la litania dei santi mentre il candidato è prostrato, l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione, la vestizione, l’unzione, la consegna del pane e del vino e l’abbraccio. 

I due candidati, al diaconato e al sacerdozio

Durante la litania dei santi

L’imposizione delle mani da parte dei confratelli sacerdoti

Il vescovo in ginocchio davanti al neo-ordinato

Dopo la cerimonia, i sacerdoti sono sono recati in processione nella chiesa per togliersi gli abiti liturgici. La gente è rimasta seduta in attesa della festa che seguiva, con interventi e auguri intervallati con balli. Se ho capito bene era il presidente del Consiglio pastorale a presentare. Gli interventi erano molto allegri e gioiosi e spesso la gente si è messa a ridere. 

Il presentatore molto spiritoso

Gli interventi erano intervallati dai balli

L’intevento di una signora che ha fatto molto ridere l’assemblea

Il ballo degli adulti

Anche il padre del neo-sacerdote, benché non abbia mai parlato in pubblico, ha fatto ridere i presenti

Dopo la festa ci siamo recati in una grande sala della parrocchia dove era stata allestita un buffet per tutti. Davanti sul palco c’era il tavolo dei VIP e la gente stava sia in sala che fuori. 

E poi, per concludere, non devo dimenticare una fotografa speciale…

 

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Kibuye sul lago Kivu

Lo stemma di Anaclet Mwumvaneza, vescovo della diocesi di Nyundo, con il motto “Misericordes sicut Pater”

Stamattina dopo la messa e la colazione (patate con fagioli e cipolla cotta, una pietanze e usanza locale, ma si poteva anche scegliere diversamente) siamo partiti per Kibuye dove la diocesi gestisce una pensione per turisti sul bordo del lago Kivu. Fino a poco tempo fa, bisognava passare per Gisenyi e da Nuyndo ci si metteva tre ore e mezzo. Da poco più di un anno è stato inaugurato una nuova strada, costruita dai cinesi, che accorcia i tempi di due ore. Lungo il viaggio su questa nuova strada abbiamo incrociato forse due o tre macchine private e poi i pulmini del trasporto locale, ma anche per le biciclette la nuova strada è un enorme progresso.
Il primo tratto della strada era pieno di piantagioni di tè. A Nuyndo c’è una fabbrica di té gestito da una multinazionale di proprietà indiana. Posseggono anche molte terre. Alcuni contadini hanno il proprio appezzamento. La diocesi ha 6 ettari di coltivazione di tè. Una pianta di tè dà una raccolta in tutte le stagioni per circa 6 anni. Per raccogliere 1 kg di tè ci vuole tanto lavoro. Molti bambini marinano la scuola per andare a raccogliere il tè. Altro prodotto molto coltivato è lo zucchero da canna. Si vedono delle biciclette con le lunghe canne oppure fasci di canne portate in testa. La gente lo mangia così perché non c’è una fabbrica per la lavorazione.

Le piantagioni di tè sulle colline e nella pianura vicino a Nyundo

Arrivati a destinazione ci hanno offerto il pranzo. Abbiamo mangiato la zuppa di funghi, poi le verdure: una insalata mista di pomodori, cipolla cruda, carote grattugiate e un uovo sodo. Dopo c’erano diverse pietanze dal quale si poteva scegliere e/o che si potevano mangiare in ordine libero: mais cotto, banana in umido, riso, patate lesse a blocchetti, pollo,… a tavola abbiamo parlato anche delle usanze alimentari e di cucina. Non usano mai il frigorifero per detestano il cibo non fresco. Fino a pochi anni fa non bevevano mai l’acqua, ma il vino, la birra normale o la birra da sorgo fatto in casa. Da quando una legge ha vietato il consumo di birra durante il lavoro o le riunioni dei pubblici dipendenti, hanno imparato a bere acqua, ma gli risulta ancora strano. Ora capisco anche la loro costernazione ieri sera quando dicevo che non bevevo alcolici.

Visto che il vescovo dopo il pranzo e dopo la siesta ha una riunione di lavoro, mi sono avvicinato al lago Kivu. Quello che vediamo da qui è una piccolissima parte, anche se sembra “chiuso”, del grande lago. Siamo infatti a Home Saint Jean che è un piccolo promontorio nel nord-est del lago.

Alcune immagini di un piccolo braccio del lago Kivu in località Kibuye

Un ananas selvaggio

Flora nel giardino di Home Saint Jean   

Fauna nel giardino di Home Saint Jean

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Buongiorno Africa

Ieri sera ero arrivato quando già faceva buio. Stamattina al risveglio un panorama mozzafiato dalla finestra della mia camera austera, ma ampia e funzionale. Vedo all’orizzonte i vulcani al confine con l’Uganda (il Gahinga) e verso il Congo (Sabyinyo, Karisimbi). Mi dicono che uno di essi è ancora attivo e che la notte si vede l’attività. Stanotte devo vedere… Buona giornata Italia!

 

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La strada verso Nyundo

Stamattina siamo stati a casa. Chiara non ha potuto cucinare come voleva, perché i negozi erano chiusi per la festa della liberazione. Il primo luglio era la festa dell’indipendenza per commemorare la fine dell’epoca coloniale sotto il Belgio nel 1962. Oggi era la festa della liberazione per commemorare la fine del genocidio 25 anni fa, che durò 100 giorni e vide un milione di morti e centinaia di migliaia di profughi. Un film che evoca questi giorni terribili è Hotel Ruanda che racconta come il gestore dell’albergo Mille Collines ha salvato molti ruandesi dal massacro.

L’Hotel Mille Collines a Kigali, dove si svolge la storia vera del film Hotel Ruanda

Nel primo pomeriggio mi accompagnano alla stazione degli autobus che è molto affollato. Fuori aspettano i taxi-moto per reclutare clienti tra i passeggeri, dentro c’è un enorme parcheggio con pulmini, tutti della stessa marca (Toyota), dello stesso tipo e dello stesso colore (bianco). Cambiano, però, le società di trasporto: Virunga Express, Yahoo, Alpha, Omega Car, Virgin,… Ogni società ha la concessione per determinate tratte nel nord, nel sud o nell’est del paese. Lungo il perimetro del piazzale si trovano le varie agenzie dove comprare il biglietto. Per Nyundo ho pagato 3.260 Fr (3.26 €) per circa quattro ore di viaggio. Il pulmino si è riempito completamente. Siamo partici con qualche minuto di ritardo e dopo neanche 10 minuti il pulmino si è fermato e non ne ha voluto sapere più nulla di ripartire. Dopo una decina di minuti si è presentato un pulmino di sostituzione e abbiamo ripreso il viaggio senza ulteriori inconvenienti.

I Taxi-moto in attesa di clienti tra i viaggiatori, fuori della stazione degli autobus

La stazione degli autobus con i pulmini che partono per i quattro angoli del paese

Le insegne delle varie società sopra la loro agenzia, che indicano le varie destinazioni

Pronti per la partenza

La strada tra Kigali e Ruhengeri si sviluppa sui crinali delle colline o nelle vallate. Dal punto di vista naturale e geologico questo tragitto è caratterizzato da alture e vallate profonde. Lungo la strada ci sono sempre persone in cammino, a piedi, in bicicletta o su motorini. Non ci sono molte macchine in giro, prevalgono le biciclette e i pedoni. Ogni tanto dobbiamo sorpassare un camion che si arrampica come una lumaca sulle salite o che frena sul motore nelle discese.

Lungo il tragitto i vari trasporti: taxi-moto, taxi-velo e vecchi camion

Con le biciclette si trasportano molte merci, per chi non si può permettere di meglio

Alle fermate dei pulmini stazionano le taxi-velo e le taxi-moto in attesa di clienti

Nelle salite le biciclette si attaccano dietro un camion per farsi tirare in alto

Nelle vallate si scorgono dei ruscelli, il terreno è parcellizzato e gli appezzamenti sono coltivati a mano con cura e precisione. Anche in altri settori economici, come le costruzioni, la gente lavora a mano perché (im)portare dei macchinari in Ruanda ha un costo proibitivo. Ogni tanto nei pressi di un villaggio si vede un campo di calcio elementare dove stanno giocando con almeno quattro squadre. Le case lungo il bordo della strada hanno tutte lo stesso stile.

La terra nelle vallate e sui pendii delle colline/montagne è coltivata a mano con tanta cura.

Avevo sentito il Vescovo di Nyundo qualche settimana fa sul suo numero italiano ed ero andato a trovarlo a Roma dove era di passaggio, ma non avevo il suo numero ruandese. Inoltre, il mio abbonamento ruandese ad Internet 4G (27€ illimitato per 30 giorni) è appunto per Internet, ma non per la telefonia. Meno male che Chiara ha contattato il vescovo, mi ha dato il suo numero ruandese e dopo qualche tentativo e chiarimento (bisogna aggiungere il codice nazionale +250 prima del numero di cellulare) ci siamo sentiti via WhatApp quando ormai stavo a Ruhengeri. Mancavano un’ora e mezzo e nel frattempo si era fatto buio (qui fa buio verso le 18.00 in ogni momento dell’anno). Anche dopo che il sole è calato, la gente continua a camminare lungo le strade, frequentare negozi e bar,…

Arrivato a Nyundo e visto che era buio, il Vescovo mi è venuto a prendere con la sua macchina, anche se l’episcopio era solo qualche centinaio di metri distante dalla fermata.

Il suo segretario mi ha fatto vedere la mia stanza, mi sono rinfrescato, ma l’acqua mancava… e poi siamo scesi dalle suore per la cena.

Nel complesso diocesano dell’episcopio abitano 9 sacerdoti (vicario, canonico della cattedrale, economo diocesano e economo della casa, responsabile per la caritas,…) e quattro suore della congregazione “Figlie della Risurrezione” che si prendono cura della casa.

Il vescovo mi ha presentato a tutti gli abitanti della casa, poi abbiamo mangiato delle pannocchie di mais riscaldate di produzione propria, molto buone. Loro ci bevevano anche un bicchiere di vino o di birra insieme. A tavola c’era abbondanza di cibi a scelta: patate fritte, banane fritte, coniglio, riso, cipollata,… Alla fine frutta: frutta della passione, mango, arance,… C’era un’atmosfera molto allegra, distesa. Facevano uno sforzo a parlare il francese per farmi capire. Il vescovo parla anche benissimo italiano.

Domattina vado alla messa in cattedrale alle 6.15. Verso le 10.30 partiamo per Kibuye dall’altra parte della diocesi vicino al lago Kivu, dove il vescovo ha un incontro alle 15.00 (un Consiglio di Amministrazione di cui è Presidente). Pernottiamo lì e l’indomani, sabato, andiamo a Kibingo per uno dei 10 ordinazioni sacerdotali di quest’anno. In serata torneremo a Nyundo dove domenica incontrerò anche Jean-Baptiste.

In questi pochi giorni ho già raccolto tantissime informazioni, conoscenze e impressioni di questo bellissimo paese che andrebbe pubblicizzato. Gli abitanti, dopo il genocidio e sotto la guida dell’attuale Presidente, sono dinamici, anche se poveri. Il paese è molto pulito, l’ambiente molto curato. Nei prossimi giorni avrò modo di conoscere e vivere la vita ecclesiale. Sono grato per questa bella occasione!

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La vita di un uomo d’affari…

Oggi lo zio di Valentin, il ragazzo di Chiara, mi ha preso con sé nei vari giri che fa nella capitale. Ha moltissimi contatti, tantissime conoscenze e fa diverse attività commerciali e immobiliari. Non ha un lavoro fisso ma coglie al volo ogni opportunità per fare affari. Così ho potuto conoscere la città da un punto di vista molto particolare. Siamo stati anche in periferia nella zona tra la capitale e il nuovo aeroporto regionale internazionale (guardate su youtube) in costruzione a circa 30km che dovrebbe aprire l’anno prossimo. Si prevede che questa zona conoscerà un grande sviluppo urbanistico, come tutta la capitale, d’altronde. Attualmente ci sono solo strade sterrate, tanti campi, e molte persone a piedi o con le biciclette cariche di merci. Si prevede che le strade saranno asfaltate e i quartieri organizzati. Quindi ottime opportunità per fare investimenti immobiliari.

Il terreno di papà Prince

Casa in costruzione accanto al terreno di papà Prince

Casa in costruzione sulla stessa strada sterrata

Trasporto di banane in bicicletta

Chiara continua il suo tirocinio in ospedale, oggi aveva dei seminari su disturbi intestinali e sulla gravidanza.

Stasera siamo stati da un amico dello zio che ci ha accolti molto bene e abbiamo mangiato un piatto tipico di qua. È stato una bella serata con una chiacchierata molto interessante. L’uomo nel 1995 è fuggito dal Ruanda e ha fatto un viaggio di un anno a piedi attraversando la foresta tropicale del Congo andando in Congo Brazzaville e finendo in Gabon. Da lì è stato rimpatriato in aereo nel Ruanda. Adesso ha una grande responsabilità per le infrastrutture del quartiere. Ha una bella famiglia con quattro figli piccoli. Abbiamo e stiamo conoscendo il paese dal di dentro. Una grande fortuna vedere tutto questo dinamismo e fiducia e speranza nel futuro.

Joseph, cugino di papà Prince sia da parte materna che da parte paterna

Cena tipica con riso, carne, banana, pomodoro, patate, manioca fresca

Domani, giovedì, è festa della liberazione, a 25 anni dal genocidio, quindi è vacanza. Vedremo il defilè militare in televisione visto che le strade saranno affollatissime e controllatissime. Militari e polizia dappertutto per motivi di sicurezza. Visita di 7 capi di Stato stranieri. Ieri si è sposata la figlia del Presidente in comune e sabato si sposa in chiesa. Una settimana di eventi per il paese.

La sera partirò per Nyundo. Il vescovo mi aspetta e lo posso accompagnare nei viaggi che ha in programma venerdì e sabato con una ordinazione sacerdotale.

In Ruanda circolano soprattutto macchine giapponesi o comunque asiatici, tranne per le macchine di lusso. Le macchine di seconda mano vengono per la maggior parte dal Belgio e ne portano ancora i segni (questa macchina viene da Garage St-Martinus in Zemst-Weerde)

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Accoglienza


L’accoglienza lunedì pomeriggio, 1 luglio, festa dell’indipendenza


Chiara e Valentin


La frutta tipica da queste parti, non di stagione perché presente tutto l’anno: frutta della passione e banane di piccolo taglio ma dolci

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